Riflessologia Plantare

Anticamente, in Cina, gli studiosi e saggi taoisti camminavano tantissimo. Nella loro tradizione il viaggio a piedi era considerato fonte di conoscenza, apertura al mondo ed all’esperienza. Così alternavano periodi di studio e di ritiro nelle grotte sulle tante montagne sacre che ci sono nel territorio cinese, a lunghissimi viaggi in tutta la Cina e oltre. Chi si interessa di taoismo e visita lo “Stato di mezzo” – così era chiamata la Cina e questo vuole dire l’ideogramma che la identifica – troverà in molte città cinesi, templi taoisti e buddisti, montagne sacre, i segni del passaggio degli antichi maestri, spesso in luoghi distanti diverse migliaia di chilometri gli uni dagli altri.

Si narra che l’imperatore Grande Yi, famoso per le opere di canalizzazione delle acque, fosse continuamente in cammino, e sia passato dalla propria casa solo tre volte in tutta la sua vita. Egli camminava a piedi nudi, e la sera, stanco per il lungo peregrinare, si massaggiava i piedi per disperderne la stanchezza.

Un’altra tradizione molto diffusa nell’antica Cina, e sopravvissuta fino ai primi decenni del secolo scorso, era quello di mendicanti che lavoravano nei bagni pubblici e che guadagnavano qualche spicciolo facendo un massaggio delicato ai piedi delle persone che frequentavano i bagni. Questo massaggio serviva a riattivare la circolazione delle persone stanche, soprattutto i ricchi ed i nobili, che facevano vita più sedentaria e solevano indugiare in abbondanti libagioni. Il massaggio li faceva stare meglio, e, più contenti, ricompensavano i mendicanti per il servizio reso.

Nel 480 avanti Cristo, poco dopo la nascita di Confucio e Lao Tzu, due tra i più grandi studiosi, pensatori e filosofi dell’antica Cina, divenne famoso il maestro Mak Zi (o Mou Zu). Questi era una specie di Robin Hood dell’epoca, convinto che si dovesse togliere ai ricchi per dare ai poveri. Mak Zi era anche un ingegnere ed un filosofo, oltre che uno studioso di pratiche mediche. Lui raccolse ed organizzò conoscenze di altri che, prima di lui, avevano scoperto l’importanza dello studio e della pratica del massaggio del piede e li formalizzò in quello che viene chiamato On Zon Su, ovvero “arte di toccare il piede con mano tranquilla” (questo infatti vogliono dire gli ideogrammi che ne compongono il nome).

La Reflessologia nel bacino del mediterraneo.

Il reperimento di questo antico bassorilievo nella piramide detta “del Grande medico” a Saqqara, unica piramide a gradoni dell’antico Egitto, mostra i guaritori che comprimono il piede, nell’immagine a sinistra, e la mano, in quella destra; i geroglifici tradotti, pare significhino: “Ti fa male qui?” – “Allora comprimo fino a far svanire il dolore.” – “Non farmi troppo male” – “Farò ciò che è necessario”.

Altri reperti ci arrivano dall’India, dal Messico e anche dai nostri più vicini di casa, i camuni. Questo sta a significare che la reflessologia è conoscenza innata che si basa solo sul riconoscimento da parte dell’Uomo del suo sè più profondo, che trova le proprie radici proprio nel piede.

Lo studio del piede non è altro che lo studio delle radici della corporeità dell’uomo, e partendo dal piede, dalla base stessa del corpo umano, è possibile risalire alla comprensione dell’essere umano nel suo insieme di corpo, energia e mente.

La Reflessologia nei tempi moderni.

Nel 1912 la reflessologia viene portata all’attenzione del mondo occidentale da William H. FItzgerald, un medico americano che operò a Londra e Vienna.

Alcune sue osservazioni e scoperte su certi effetti, soprattutto analgesici, ottenuti esercitando delle pressioni in certi punti delle dita, diedero l’avvio a quella che oggi è la moderna reflessologia. Egli infatti, scoprì che, esercitando una forte pressione sulle dita, e su alcuni punti della bocca, un’effetto anestetico veniva prodotto, questo gli permetteva di praticare estrazioni dentali con minor disagio per il paziente; la stessa cosa che fecero i Cinesi, gli Egizi, Benvenuto Cellini, gli indiani pellerossa, gli indostani, Noi.

Da questo semplice legame storico, filosofico ed antropologico, si evince che la reflessologia funziona principalmente per compressione della parte lesa, non direttamente, ma attraverso il suo riflesso in una determinata zona, e questo fece Fitzgerald.

Da una fase sperimentale, negli anni successivi soprattutto per merito del dott. J. Riley e della sua allieva Euince D. Ingham, si passò ad un assetto tecnico e sistematico che, con poche modificazioni, è giunto fino a noi.Attachment-1 (1)

 

 

 

In Europa la reflessologia è approdata negli anni 60 grazie all’opera di alcuni allievi della Ingham, e ha avuto particolare sviluppo oltre che negli Usa e in Russia dove la reflessologia è oggetto di approfonditi studi, in Francia, Inghilterra, Svezia e Germania, dove Studiò, sotto la guida di Hanne Marquardt, Elipio Zamboni, fondatore della scuola italiana. Dopo alcuni anni di pratica e sperimentazione iniziò a svolgere corsi di preparazione per nuovi reflessologi. Fondò la prima Associazione di Reflessologia e nel 1987 la Scuola Triennale.